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CAPITOLO V
VITA AUSTERA.
IN CHE MODO LE CREATURE LO CONFORTAVANO
1086 1. Francesco, l'uomo di Dio, vedeva che per il
suo esempio moltissimi si sentivano spinti a portare la croce
di Cristo con grande fervore e, perciò, si sentiva animato
lui stesso, da buon condottiero dell'esercito di Cristo, a conquistare
vittoriosamente la cima della virtù. Per realizzare quelle
parole dell'Apostolo: “Coloro che sono di Cristo hanno
crocifisso la loro carne con i vizi e le concupiscenze”,
e portare nel proprio corpo l'armatura della croce, respingeva
gli stimoli dei sensi con una disciplina così rigorosa,
che a stento si concedeva il necessario per il sostentamento.
Diceva che è difficile soddisfare alle esigenze del corpo
senza acconsentire alle basse tendenze dei sensi.
Per questa ragione, a malincuore e raramente, quando era sano,
si cibava di vivande cotte e, quando se le permetteva, o le
manipolava con la cenere o ne rendeva scipito il sapore e il
condimento, mescolandovi, per lo più, dell'acqua.
E come parlare di vino, se a malapena, quando si sentiva bruciare
dalla sete, osava dissetarsi con l'acqua?
Scopriva le tecniche di un'astinenza sempre più rigida
e le accresceva di giorno in giorno con l'esercizio. Quasi fosse
sempre un principiante nella via della perfezione, benché
ormai ne toccasse la vetta, trovava sempre nuovi mezzi per castigare
la concupiscenza.
1087 Quando, però, usciva nel mondo a predicare
la parola del Vangelo, mangiava gli stessi cibi di coloro che
gli davano ospitalità; ma, tornando in casa, praticava
inflessibilmente una rigorosa parchezza ed astinenza.
Così, austero verso se stesso, umano verso il prossimo,
soggetto in ogni cosa al Vangelo, era di esempio e di edificazione,
non solo con l'astinenza ma anche nel mangiare.
Letto per il suo corpicciolo affaticato era, per lo più,
la nuda terra; molto spesso dormiva seduto, con un legno o un
sasso sotto il capo. Vestito di una sola tonachetta poverella,
serviva al signore in freddo e nudità.
1088 2. Gli chiesero, una volta, come potesse, con
un vestito così leggero, difendersi dai rigori dell'inverno.
Pieno di fervore spirituale, rispose: “Se il nostro cuore
bruciasse per il desiderio della patria celeste, facilmente
sopporteremmo questo freddo esteriore”.
Aveva in orrore i vestiti morbidi, prediligeva quelli ruvidi
e affermava che, proprio per i suoi vestiti ruvidi, Giovanni
Battista era stato lodato dalla bocca stessa di Dio.
Se per caso gli davano una tonaca, che a lui pareva soffice,
la intesseva all'interno con delle funicelle, dicendo: le vesti
morbide, secondo la parola della Verità, si devono cercare
non nelle capanne dei poveri, ma nei palazzi dei principi.
Aveva imparato, per sicura esperienza, che i demoni vengono
intimoriti dalle asprezze, mentre dalle mollezze e dalle delicatezze
prendono animo per tentare più baldanzosamente .
1089 Una notte, contrariamente al solito, si era coricato
con un cuscino di piume sotto la testa, a causa della sua malattia
al capo e agli occhi. Ma il demonio, entrato nel cuscino, tormentò
il Santo in molte maniere, stornandolo dalla santa orazione,
per tutta la notte, finché al mattino egli poté
chiamare il compagno e ordinargli di portare il guanciale fuori
dalla cella e di gettarlo ben lontano, insieme col demonio .
Quanto al frate, come fu uscito dalla cella con il cuscino,
perse le forze e rimase totalmente paralizzato. E solo quando
si sentì chiamare indietro dalla voce del padre santo,
che aveva visto tutto in ispirito, ricuperò completamente
le forze fisiche e la sensibilità.
1090 3. Come una sentinella sulla torre di guardia,
vigilava con rigorosa disciplina e somma cura per custodire
la purezza del corpo e dello spirito.
A questo scopo, nei primi tempi della sua conversione, durante
l'inverno si immergeva, per lo più, in una fossa piena
di ghiaccio, sia per assoggettare perfettamente il nemico di
casa sia per preservare la candida veste della pudicizia dal
fuoco della passione.
Affermava che un uomo spirituale trova incomparabilmente più
sopportabile il freddo del corpo, anche il più rigido,
che non il fuoco della concupiscenza, per piccolo che sia.
1091 4. Una notte, mentre stava pregando in una celluzza
dell'eremo di Sarteano, l'antico nemico lo chiamò per
tre volte: “Francesco, Francesco, Francesco!”. Gli
rispose chiedendo che cosa volesse; e quello, ipocritamente:
“Non c'è nessun peccatore al mondo, al quale Dio
non usi misericordia, se si converte. Ma chiunque si uccide
da se stesso con le sue dure penitenze, non troverà misericordi
a in eterno”.
L'uomo di Dio, intuì immediatamente, per rivelazione,
l'inganno del nemico, che tentava di richiamarlo alla tiepidezza
e ne ebbe la conferma da quello che avvenne subito dopo.
Infatti sentì divampare dentro di sé una grave
tentazione sensuale, alimentata dal soffio di quel tale che
ha un fiato ardente come brace. Non appena ne avvertì
le avvisaglie, l'amante della castità si tolse l'abito
e incominciò a flagellarsi molto forte con una corda.
“Ehilà, diceva, frate asino, così ti conviene
restare, così prenderti le battiture. Perché la
tonaca serve alla religione e porta in sé il sigillo
della santità: non è lecito, a un libidinoso rubarla.
Se vuoi andare in qualche posto, va pure cammina!”.
Poi, animato da meraviglioso fervore di spirito, spalancò
la cella, uscì fuori nell'orto e, immergendo nella neve
alta il corpicciolo già denudato e prendendo neve a piene
mani, incominciò a fabbricare sette blocchi. E mettendoseli
davanti, così parlava al suo uomo esteriore: “Ecco,
questo blocco più grande è tua moglie, questi
quattro sono due figli e due figlie; gli altri due sono un servo
e una serva, che bisogna tenere per le necessità di casa.
Adesso, spicciati a vestirli tutti, perché muoiono di
freddo. Se, invece, le molte preoccupazioni che loro ti danno,
ti infastidiscono, datti da fare per servire soltanto al Signore!”.
Subito il tentatore se ne andò via sconfitto, e il Santo
ritornò nella cella con la vittoria in mano. Si era raggelato
ben bene al di fuori, ma nel suo interno aveva estinto il fuoco
della passione così efficacemente che d'allora in poi
non provò mai più niente di simile.
Un frate, che quella stessa notte vegliava in preghiera, siccome
la luna camminava assai chiara nel cielo, poté osservare
tutta quanta la scena. Quando il Santo lo venne a sapere, svelò
al frate come la tentazione si era svolta e gli comandò
di non far saper niente a nessuno di quanto aveva visto, finché
egli era vivo.
1092 5. Insegnava che bisogna non solo mortificare
le passioni della carne e frenarne gli stimoli, ma anche custodire
con somma vigilanza gli altri sensi, attraverso i quali la morte
entra nell'anima.
Comandava di evitare molto accuratamente la familiarità,
i colloqui e la vista delle donne, perché per molti son
occasione di rovina. “Son queste le cose - asseriva -
che molte volte spezzano gli spiriti deboli e indeboliscono
i forti. Riuscire ad evitare il contagio delle donne, per uno
che si intrattiene con loro, è tanto difficile, quanto
camminare nel fuoco e non bruciarsi i piedi, come dice la Scrittura.
A meno che si tratti di un individuo esperimentatissimo”.
Quanto a lui, aveva distolto gli occhi per non vedere simili
vanità, con tanto impegno che, come disse una volta al
suo compagno, non conosceva di faccia quasi nessuna donna.
Riteneva rischioso lasciare che la fantasia assorba la loro
immagine e la loro fisionomia, perché questo può
ridestare il focherello della carne, anche se ormai domata,
o macchiare il nitore della pudicizia interiore.
Asseriva pure che la conversazione con le donne è frivolezza,
salvo unicamente che si tratti di confessione o di consigli
circa la salvezza dell'anima, dati in forma molto breve e secondo
le norme del decoro.
“Quali affari - diceva - dovrebbe trattare un religioso
con una donna, se si eccettua il caso in cui essa gli domandi
devotamente la penitenza o suggerimenti per una vita migliore?
Se ci si sente troppo sicuri, si sta meno in guardia dal nemico,
e il diavolo, quando può afferrare un uomo per un capello,
presto lo ingrossa e lo fa diventare una trave”.
1093 6. L'ozio, poi, sentina di tutti i pensieri malvagi,
insegnava che lo si deve fuggire con somma cura e, mediante
il suo esempio, mostrava che la carne ribelle e pigra si doma
con discipline continue e fruttuose fatiche.
In questo senso chiamava il suo corpo “frate asino”,
indicando che va sottoposto a compiti faticosi, va percosso
con frequenti battiture e sostentato con foraggio di poco prezzo.
Se, poi, notava qualcuno ozioso e bighellone, che voleva mangiare
sulle fatiche degli altri, lo faceva denominare “frate
mosca”, perché costui, non facendo niente di buono
e sporcando le buone azioni degli altri, si rende vile e abominevole
a tutti.
Perciò una volta disse: “Voglio che i miei frati
lavorino e si tengano esercitati. Così non andranno in
giro, oziando con il cuore e con la lingua, a pascersi di cose
illecite”.
1094 Voleva che i frati osservassero il silenzio indicato
dal Vangelo, cioè che in ogni circostanza evitassero
accuratamente ogni parola oziosa, di cui nel giorno del giudizio
dovranno rendere ragione.
Se trovava qualche frate incline ai discorsi inutili, lo redarguiva
con asprezza, affermando che il modesto tacere custodisce la
purezza del cuore e non è virtù da poco, se è
vero, come dice la Scrittura, che morte e vita si trovano in
potere della lingua, intesa come organo non del gusto, ma della
parola.
1095 7. Benché, poi, con tutte le sue forze
stimolasse i frati ad una vita austera, pure non amava quel1a
severità intransigente che non riveste viscere di pietà
e non è condita con il sale della discrezione.
Un frate, a causa dei digiuni eccessivi, una notte non riusciva
assolutamente a dormire, tormentato com'era dalla fame. Comprendendo
il pietoso pastore che la sua pecorella si trovava in pericolo,
chiamò il frate, gli mise davanti un po' di pane e, per
evitargli il rossore, incominciò a mangiare lui per primo,
mentre con dolcezza invitava l'altro a mangiare.
Il frate scacciò la vergogna e prese il cibo con grandissima
gioia, giacché, con la sua vigilanza e la sua accondiscendenza,
il Padre gli aveva evitato il danno del corpo e gli aveva offerto
motivo di grande edificazione.
Al mattino, l'uomo di Dio radunò i frati e, riferendosi
a quanto era successo quella notte, aggiunse questo provvido
ammonimento: “A voi, fratelli, sia di esempio non il cibo,
ma la carità”.
Li ammaestrò, poi, a seguire sempre nella corsa alla
virtù, la discrezione che ne è l'auriga; non la
discrezione consigliata dalla prudenza umana, ma quella insegnata
da Cristo con la sua vita santissima, che certamente è
il modello dichiarato della perfezione.
1096 8. L'uomo, rivestito dell'infermità della
carne, non può - egli diceva - seguire l'Agnello immacolato
con una purezza così perfetta che lo preservi da qualsiasi
sozzura. Perciò quanti attendono alla perfezione devono
purificarsi ogni giorno col lavacro delle lacrime. E ne dava
lui stesso la dimostrazione.
Benché avesse già raggiunto una meravigliosa purezza
di cuore e di corpo, non cessava di purificare gli occhi del
suo spirito con un profluvio di lacrime, senza badare al danno
che ne subivano gli occhi del corpo. Infatti, in conseguenza
del continuo piangere, aveva contratto una gravissima malattia
agli occhi. Perciò il medico cercava di persuaderlo a
desistere dal piangere, se voleva sfuggire alla cecità
.
Ma il Santo replicava: “O fratello medico, non si deve,
per amore della vista che abbiamo in comune con le mosche, allontanare
da noi, neppure in piccola misura, la luce eterna, che viene
a visitarci. Il dono della vista non l'ha ricevuto lo spirito
per il bene del corpo, ma l'ha ricevuto il corpo per il bene
dello spirito”.
Preferiva, evidentemente, perdere la luce degli occhi, piuttosto
che soffocare la devozione dello spirito, frenando le lacrime,
che mondano l'occhio interiore e lo rendono capace di vedere
Dio.
1097 9. Una volta i medici lo consigliarono, e i frati
lo esortarono insistentemente, ad accettare di farsi curare
gli occhi mediante la cauterizzazione. L'uomo di Dio accondiscese
umilmente, ritenendo che l'operazione era salutare e dolorosa
nello stesso tempo. Chiamarono, dunque, il chirurgo. Venne e
immerse nel fuoco lo strumento di ferro per la cauterizzazione.
Ma il servo di Cristo, confortando il corpo già scosso
e inorridito, si mise a parlare col fuoco, come con un amico,
e gli disse: “O mio fratello fuoco, l'Altissimo ti ha
creato splendido e invidiabile per tutte le altre creature,
forte, bello ed utile. In questo momento sii buono con me, sii
gentile. Io prego il grande Signore che ti ha creato, perché
moderi per me il tuo calore. Così tu brucerai dolcemente
ed io riuscirò a sopportarti”. Finita la preghiera,
tracciò il segno della croce sopra il ferro ormai incandescente
- e se ne stava intrepido in attesa.
Il ferro sprofondò crepitando nella tenera carne, mentre
la cauterizzazione veniva estesa dall'orecchio fino al sopracciglio.
Quanto sia stato intenso il dolore che il fuoco gli inflisse,
lo dichiarò il Santo stesso, dicendo ai frati: “Lodate
l'Altissimo, perché, dico la verità, non ho sentito
né il calore del fuoco né alcun dolore nella carne”.
E volgendosi al medico: “Se la carne non è ancora
cotta bene, scava pure un'altra volta”.
Quel medico sperimentato, ammirando come un miracolo divino
quella forza di spirito così sublime, in quella carne
così debole, esclamò: “O frati, vi dico
che oggi ho visto meraviglie”.
1098 Francesco, in realtà, aveva raggiunto tale
purezza che il suo corpo si trovava in meravigliosa armonia
con lo spirito e lo spirito in meravigliosa armonia con Dio.
Perciò avveniva, per divina disposizione, che la creatura,
servendo al suo Fattore, sottostava in modo mirabile alla volontà
e ai comandi del Santo.
1099 10. Un'altra volta il servo di Dio si trovava
nell'eremo di Sant'Urbano, tormentato da una malattia gravissima.
Sentendosi venir meno, chiese un po' di vino.
Gli risposero che non potevano portarglielo, perché non
ce n'era assolutamente. Allora egli comandò di portargli
dell'acqua; poi la benedisse col segno della croce. Subito diventa
vino ottimo quella che prima era acqua pura.
Così la purità del Santo ottenne ciò che
la povertà del luogo non poté offrire.
Come ebbe bevuto quel vino, egli si ristabilì immediatamente
e con estrema facilità.
Un cambiamento miracoloso e una miracolosa guarigione: due prodigi
che avevano trasformato sia la bevanda sia colui che aveva bevuto.
Erano due modi per indicare quanto perfettamente ormai Francesco
si era spogliato dell'uomo vecchio e si era trasformato nell'uomo
nuovo.
1100 11. Ma non soltanto la creatura si piegava al
cenno del servo di Dio: anche il provvido Creatore di tutte
le cose accondiscendeva ai suoi desideri.
Una volta il Santo, prostrato da molte malattie insieme, sentì
il desiderio di un po' di bella musica, che gli ridonasse la
gioia dello spirito.
Convenienza e decoro non permettevano che ciò avvenisse
ad opera degli uomini - e allora intervennero gli Angeli compiacenti
a realizzare il suo desiderio.
Infatti, una notte, mentre vegliava in meditazione, improvvisamente
sentì una cetra suonare con un'armonia meravigliosa e
una melodia dolcissima. Non si vedeva nessuno, ma si avvertiva
benissimo l'andare e venire del citaredo dal variare del suono,
che ora proveniva da una parte ed ora dall'altra.
Rapito in Dio, a quel canto melodioso, fu invaso da tanta dolcezza
che credette di trovarsi nell'altro mondo.
L'avvenimento non sfuggì ai frati suoi familiari. Essi,
d'altronde, sapevano da indizi sicuri che il Signore veniva
spesso a visitarlo, donandogli consolazioni così sovrabbondanti
che non riusciva a tenerle completamente nascoste.
1101 12. In un'altra circostanza, l'uomo di Dio era
in viaggio col compagno per motivi di predicazione, tra la Lombardia
e la Marca Trevigiana. Sopraggiunse la notte, mentre si trovavano
vicino al Po.
Siccome la strada era piena di pericoli, a causa del buio, del
fiume e delle paludi, il compagno disse al Santo: “O Padre,
prega Dio, che ci faccia scampare dai pericoli”.
L'uomo di Dio, con molta fiducia, gli rispose: “Dio può,
se piace alla sua cortesia, fugare le tenebre e donarci la luce
benefica”.
Aveva appena finito di parlare, che l'Onnipotente fece risplendere
intorno a loro una luce grandissima, tanto che, mentre nelle
altre parti persisteva l'oscurità della notte, potevano
distinguere con chiarezza non soltanto la strada, ma anche moltissimi
oggetti tutt'intorno. Ben indirizzati e spiritualmente confortati
da quella luce, percorsero un lungo cammino, fra inni e canti
di lode al Signore, finché giunsero all'ospizio.
1102 Valuta bene quale meravigliosa purezza e quale
virtù abbia raggiunto quest'uomo, al cui cenno il fuoco
modera il suo calore, l'acqua cambia sapore, gli Angeli offrono
il conforto delle loro melodie e la luce divina dona la sua
guida.
Sembra davvero che tutta la macchina del mondo si metta al servizio
dei sensi, ormai così santificati, di quest'uomo santo.
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